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Ma la liberatoria mi serve davvero?

 

 

 

foto (1)

Senza dubbio uno dei miti della fotografia professionale: il MODEL RELEASE, che in italiano viene spesso chiamato “liberatoria” o “modulo per i diritti di immagine”…
Ogni volta che si tocca l’argomento, la sensazione è simile a camminare su un campo minato.
La legislatura in materia è quanto mai vaga, sia in Italia, sia all’estero – anche se spesso case edititrici, enti museali e organizzatori di mostre chiedono ‘sto maledetto  modulo come condizione sine qua non ad essere pubblicati o esposti.

Ho cercato un po’ di materiale in giro per la rete e, ad essere sincero non ho trovato molto, o meglio, come spesso accade sul web, ho trovato tutto e il contrario di tutto.

La curiosità è scaturita dalla volontà di partecipare ad un importante concorso di fotografia di ritratto a Londra con una foto che ho scattato ad un’anziana signora quest’estate in India.
Trovo la foto piuttosto interessante, ma, naturalmente, NON HO nessuno straccio di liberatoria da parte della signora, che, con un semplice e pacato gesto della mano ha acconsentito a farsi ritrarre.

Ho cercato in rete alcune risposte e questo è quello ho trovato….

Nonostante la leggenda – più o meno metropolitana – che racconta che per ogni persona ritratta dobbiamo conservare una liberatoria, la realtà dei fatti è piuttosto diversa: DOBBIAMO SEMPLICEMENTE PREOCCUPARCI DI NON INVADERE LA PRIVACY DI CHI RITRAIAMO.
Generalmente, in un luogo pubblico, non ci si può aspettare di avere privacy e questo mette a tacere più o meno qualsiasi illazione del caso.

In realtà, quello di cui dobbiamo preoccuparci è più qualcosa legato al diritto di publicazione, diritto che violiamo nel momento in cui, utilizziamo per un nostro beneficio specifico la fotografia di una persona, senza essersi accordati per farlo.
Questo è quello che si chiama UTILIZZO COMMERCIALE dell’immagine  – contrapposto all’utilizzo editoriale.
L’utilzzo di una fotografia viene generalmente considerato editoriale quando la foto è notiziabile, cioè degna di essere considerata notizia.

E qui, in tutto il mondo, si apre una diatriba confusa e dai confini vaghi.

Un reportage o una foto che documenti un evento pubblico, generalmente, sono considerate editoriali, per cui non è neccessario preoccuparsi di nessun model realease.

UTILIZZO COMMERCIALE DI UN’IMMAGINE
Definiamo utilizzo commerciale quando una fotografia di una persona è impiegata a scopi pubblicitari, sponsorizzazioni/testimonial o scopi di mercato – questo però non si riferisce al fatto che la foto possa comparire all’interno di una pubblicazione che viene venduta (e qui ci le acque si mescolano…)

QUALE LEGGE IN TAL PROPOSITO.

La legge  alla quale dobbiamo riferirci è la 22/4/1941 e in particolare gli articoli 96, 97 e 98 – che riporto nella loro totalità

Art. 96
Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente. Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2/a, 3/a e 4/a comma dell’art. 93.

Art. 97
Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o colturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.

Art. 98
Salvo patto contrario, il ritratto fotografico eseguito su commissione può dalla persona fotografata o dai suoi successori o dai suoi successori o aventi causa essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre senza il consenso del fotografo, salvo pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.
Il nome del fotografo, allorché figuri sulla fotografia originaria, deve essere indicato.

Questo dovrebbe toglierci ogni dubbio… in realtà non è così.

Nel mio caso, che poi è il caso di molti, e cioè la partecipazione ad una mostra, non c’è scopo commerciale e la persona che ho ritratto ha palesemente acconsentito – non si tratta di uno scatto rubato. E quindi? come ci si regola… con certezza non so, per cui , chiunque possa dare il suo contributo in merito a questo argomento confuso… lo faccia, per favore…

20120626-112108Anche perché, mi piacerebbe chiedere a Steve McCurry  se possiede la liberatoria per questa foto, per altro pubblicata in almeno tre volumi campioni di incassi e in mostra itinerante da almeno cinque anni…

 

– questo articolo compare anche nel blog “OcchioGrafico” di Walter Meregalli

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Pubblicato da walter meregalli in maggio 10, 2013
  1. 05/10/2013

    A questo riguardo ho letto qualcosa in passato, sia nel campo del microstock che nel campo dell’utilizzo delle foto su un blog.
    La distinzione tra uso commerciale ed editoriale è la salvezza in molti casi. Anche le agenzie micostock per l’uso editoriale non richiedono liberatoria.
    La difficoltà sicuramente nasce nella definizione di uso commerciale. In genere, però ho notato che si tenda a ritenere uso commerciale non l’inclusione di una foto in un prodotto che viene venduto, ma la vendita della singola foto e soprattutto l’uso in campagne pubblicitarie.

    Rispondi
    • 05/11/2013

      Vero. Grazie per il commento.

      Rispondi
    • 05/14/2013
      Studio èlite

      Liberatoria SEMPRE!!! , vedi legge sulla privacy, ( anche se è stato sempre cosi’ per le foto ) anche per le foto che pubblicate su dei social … (Facebook )

      Rispondi
      • 05/14/2013

        Grazie per i commenti.
        Ma nessuno per il momento ha trovato nulla sul versante mostre/liberatorie. In teoria la mostra non ha scopi commerciali, ma spesso gli organizzatori richiedono la liberatoria per ammettere le fotografie – così come per i concorsi, dove gli scopi non sono chiaramente commerciali…

  2. 05/14/2013
    Aleksander Pushaj

    Secondo me la liberatoria è una cosa giusta e non giusta. Mi spiego meglio, quando un fotografo pubblicitario deve fotografare le foto per un prodotto e in questa foto ci deve stare la modella allora è GIUSTO che ci sia la liberatoria. Anche perché loro essendo professionisti devono stare in regola con la legge. NON è GIUSTO per un fotografo di documentari, giornalismo ecc…. ecco perché Steve McCurry non tiene tutte le liberatorie delle sue opere di fotografia, perché non ha mai avuto la possibilità di fare le liberatorie alla gente che ha conosciuto. Faccio un esempio, se andassimo in un luogo sperso diverso da quello che viviamo noi e troviamo delle persone dove possiamo scattare dei bellissimi ritratti o composizioni diverse e per pubblicare le foto abbiamo bisogno della liberatoria, ma ci sta un problema, queste persone non sanno scrivere e sono sconosciute alla tecnologia che noi utilizziamo. A questo punto noi come ci dobbiamo comportare?
    Ecco perché dico che per me è GIUSTO e NON è GIUSTO la liberatoria. E’ come dici tu Walter, importante non invadere la loro privacy, poi se le persone ti vogliono far vedere la loro condizione di vita e ti chiedono di pubblicarlo allora tanto di guadagnato. A me mi è capitato in Albania l’anno scorso dove stavo facendo delle fotografie cosi per documentare un momento presso ufficio passaporti, dove stava una mare di gente che aspettava delle 4 del mattino e non avevo risultati. A quel punto ho cacciato la macchina fotografica e ho scattato una foto, una persona mi vede e mi prende come giornalista, e a quel punto un poliziotto si avvicina e mi chiede di allontanarmi o mi avrebbe arrestato. Ho cercato di spiegare che non ero un giornalista, ma stavo in vacanze. Mi ha chiesto solo perché ho scattato la foto. E poi alla fine mi ha lasciato andare dicendomi di allontanarmi la li. Io questa foto l’ho pubblicata e fino adesso nessuno è venuto a denunciarmi.
    Aleksander P.

    Rispondi
    • 05/14/2013

      Aleksnader, grazie per il tuo commento…

      Due puntualizzazioni: Steve McCurry è un professionista. Se ritrarre per strada persone che acconsentono è legale, lo deve essere sia per. Il professionista, sia per l’amatore – la discriminante è l!’utilizzo (se il fotografo e l’editore guadagna dallo sfruttamento dell’immagine)
      In pubblicità le modelle acconsentono all’uso della loro immagine nel momento in cui firmano un contratto con un’agenzia che le rappresenta e i diritti vengono pagati per l’utilizzo dell’immagine di volta in volta all’Agenzia e alla modella o al modello

      Rispondi
  3. 05/14/2013
    Studio èlite

    Anche per le mostre , deve esserci la liberatoria di chi viene ritratto

    Rispondi
    • 05/15/2013

      Questo è quello che chiedono gli organizzatori, ma in realtà la legge dice una cosa diversa, in quanto non c’è utilizzo commerciale delle immagini… Ripeto, quante liberatorie può avere mai conservato o chiesto Steve McCurry dei suoi favolosi ritratti che fanno il giro del mondo in mostre mozzafiato, nonché dalle pagine dei suoi libri?

      Rispondi
      • 07/6/2013
        Lorenzo

        E se alle galapagos non esistesse la legge sulla privacy???
        E se in Inghilterra il “volto” non fosse considerato “Dato Personale” e quindi pubblicabile senza autorizzazione???

        Perchè fate riferimento a foto scattare dall’altro capo del mondo, utilizzando le leggi italiane??

      • 07/6/2013

        Ciao faccio riferimento a leggi italiane, perché sono quelle alle quali ho più facile accesso, ma il problema è molto più complesso, appunto legato alle leggi del paese in cui scatti e a quelle i cui pubblichi.
        Chiunque è benvenuto a contribuire con o suoi commenti.
        Purtroppo il concetto di dato personale è piuttosto comune in tutto il mondo, meno lo sono le regole che lo proteggono.
        Grazie per aver commentato, comunque

  4. 05/14/2013
    Studio èlite

    Vi faccio solo un esempio, per chiarirvi che la Liberatoria è essenziale sia per scopi di lucro che in forma gratuita.. e anche per questioni giornalistiche bisogna stare attenti se il personaggio non è pubblico, .. tempo fa’ la foto di un’auto Beccata dall’autovelox veniva spedita a casa del propietario della stessa, ma un avvocato ha denuncio’ la polizia stradale responsabile per l’invio della foto, dato che in essa si riconosceva l’avvocato in questione con l’amante … e questo fu’ causa della separazione con la moglie, che aprendo la posta del marito scopriva l’arcano, il ministero dell’interni fu condannato a risarcire l’avvocato per violazione della privacy , etc.. etc…ora ti mandano solo il verbale e se vuoi la foto il titolare deve farne domanda (pagando )

    Rispondi
    • 05/15/2013

      In questo caso l’avvocato fa un uso capzioso dell’intrusione nella privacy per tirare fuori dalle beghe il suo assistito.

      Rispondi
      • 07/6/2013
        Lorenzo

        Non esattamente. In base al DLS del 30 giugno 2003, n. 196 i dati sensibili (ovvero tutto ciò che può identificare le abitudini di una persona, gusti sessuali, idee politiche, religiose, filosofiche, – sono comprese anche le targhe dell’auto – ), non possono essere diffusi senza autorizzazione scritta dello stesso. E’ scritto molto chiaramente nel Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

        http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1311248

  5. 05/14/2013
    Studio èlite

    … un’ultima cosa , un quotidiano fu’ condannato a risarcire un privato cittadino , dato che era riconosceva in una foto GIORNALISTICA, poichè la foto in questione riguardava una panoramica del posto dove fu’ commesso un atto di cronaca nera, …

    Rispondi
  6. 05/16/2013
    carlo

    concordo con i diversi punti di vista, credo dipenda “caso per caso”. In tutto questo siccome viviamo in un mondo dominato dall’incertezza, e siccome non sono mcCurry e non ho soldi per pagarmi un avvocato, credo che cercherò di farmi firmare quando possibile una liberatoria. Ne stavo cercando una (concordo che sul web ci sia pieno di monnezza, anacrostico TAU che propone di far firmare le fotocopie di ogni foto! e se questa persona sta all’altro capo del mondo e l’ho fotografata per strada al volo?) .Proprio per questo sono arrivato su questo sito. Poi quando non è possibile, pazienza. In ogni caso il post è molto sensato.

    Rispondi
    • 05/16/2013

      è davvvero un ginepraio e se penso che molte foto potrebbero tranquillamente participare a concorsi o esposizioni, ma semplicente non le inviamo perché sprovvisti di liberatoria…

      Rispondi
  7. 07/4/2013
    Pegaso

    C’è molta confusione in ciò che hai scritto.
    Anche nei commenti.

    *IN ITALIA* (ho letto di foto scattare in Albania, o in altri paesi), vige la legislazione italiana che non ha nessun valore in Svizzera ovviamente.

    Sul suolo italiano è permesso fotografare e riprendere chiunque e qualunque cosa, (ad eccezione di mezzi militari, impianti di sicurezza, obiettivi sensibili etc…). Per i musei c’è un decreto legge a parte, per questo non è possibile fare foto nei musei, senza autorizzazione.

    L’esposizione dell’effigie della persona ritratta, (e quindi decontestualizzata) o di un luogo privato, deve essere sempre autorizzata tramite liberatoria scritta e firmata. Nel caso in cui in un luogo pubblico siano presenti più persone (folla in una piazza ad esempio), non è necessaria la liberatoria di ognuno di essi, ma se qualcuno non vuole comparire, si può ricorrere all’uso della computer grafica, rimuovendolo, o semplicemente rendendolo irriconoscibile, senza compromettere la qualità della foto.

    Inoltre, deve essere il soggetto ritratto a fare “causa” al fotografo per una pubblicazione non autorizzata, non un qualsiasi cittadino. Dubito che una persona fotografata in Groellandia mi venga a far causa perchè ho pubblicato senza consenso un suo ritratto.

    Rispondi
    • 07/6/2013

      Ti ringrazio e puoi darsi che ci sia confusione nel post che ho scritto.

      È ovvio che deve essere il soggetto ritratto a chiedere eventuali danni, ma il problema non si sposta.
      Pensa invece se tu decidi di partecipare ad un importante concorso con un ritratto scattato, appunto, in Groenlandia e pensa se tu vincessi… Come si mette la questione?
      Molto spesso invece, soprattutto i concorsi italiani, non ti ammetterebbero neppure, se tu non dimostrasse di avere la liberatoria.

      Rispondi
      • 07/6/2013
        Lorenzo

        A mio parere il problema non sussite. Se la foto è stata scattata in Italia ed il concorso è in Italia, vigono le leggi italiane, ovvero, è responsabilità del fotografo avere la liberatoria. Inoltre, per il trattamento dei dati personali, (D. lgs. 30 giugno 2003, n. 196) la liberatoria *è strettamente personale e non cedibile a terzi*, quindi l’organizzazione della mostra, non può chiederti di mostrare loro la liberatoria o di entrare in possesso della stessa, perchè, appunto, come fotografo, ti fai autorizzare appunto la pubblicazione dell’immagine in forma anonima, non il trattamento a terzi dei dati personali e sensibili della persona. (commetteresti un illecito tu, a fornirgli i dati personali e sensibili della persona ritratta).

        Se la foto è scattata in Svizzera, in Germania, in Belgio, devi seguire le leggi del paese dove hai scattato la foto se le vuoi pubblicare nel paese ospitante. Se le vuoi pubblicare in Italia, il problema non sussiste, perchè non puoi applicare la liberatoria Italiana ad un cittadino inglese nel suo paese. E’ come se François Hollande decidesse di applicare il codice stradale francese ad un cittadino francese in Italia.

        E’ il caso della foto più famosa di Che Guevara, della bambina Vietnamita che fugge dal villaggio in fiamme, o di tante altre foto fatte nei paesi esteri, dove non esiste legge sulla privacy o trattamento dei dati personali.

        In Francia ad esempio è vietato fotografare (oltre a riprodurre) la Torre Eiffel di notte, perchè l’illuminazione è coperta da Copyright. Da noi è possibile, al contrario dei cugini cisalpini, fotografare il Colosseo in qualunque situazione e momento.

        Saluti

      • 07/6/2013

        Purtroppo il problema esiste, ma mi fa piacere pubblicare il tuo commento, che servirà di sicuro a molti altri fotografi

      • 07/6/2013
        Lorenzo

        Come ho scritto in altri commenti (nick Pegaso, pardonne), dobbiamo fare riferimento oltre alla legge 633/41 (art. 96), anche al D. lgs. 30 giugno 2003, n. 196 che fa riferimento al trattamento dei dati *sensibili* e *personali*, che non possono essere ceduti a terzi.

        In ogni caso, per chiarirci ogni dubbio non ha importanza che la foto sia stata realizzata in un luogo pubblico o durante un evento; l’importante e’ che si tratti di un’immagine del luogo pubblico o dell’evento, nella quale alcune persone possono essere incidentalmente riconoscibili, (tipo fotografare una piazza o una fontana.), in quel caso non serve una liberatoria. Serve SE le persone fotografate sono *ISOLATI* dal contesto. (Es, Mezzobusto di suonatore di violino in piazza).

      • 07/6/2013

        Grazie ancora del contributo.
        In questo sito ho pubblicato ritratti di persone che ho incontrato viaggiando, come ti comporteresti se fossero tue foto e volessi usare in una mostra o in una pubblicazione, dove, naturalmente non è previsto il lucro. Perché è da questo che è partita l’idea del post.
        Ho sottoposto lo stesso ritratto a due concorsi, uno lo ha ammesso (UK), uno no (Italia).
        E ancora, la prossima volta che mi trovo in India e incontro un volto interessante, cosa faccio, penso all’inquadratura, a coppia e diaframmi o cerco la liberatoria, possibilmente in hindi… scherzo, naturalmente… mi fa piacere che ci siano lettori attivi come te nel mio blog. Grazie ancora

      • 07/6/2013
        Lorenzo

        Personalmente, se scattate al di fuori dell’Italia, le avrei utilizzate senza problemi. Ora scrivo una cosa che non dovrei dire. Avrei dichiarato anche di avere la liberatoria. Se l’organizzazione del concorso mi avesse chiesto di spedirla loro, avrei risposto semplicemente, (scusa la pedanteria), che in base alla legge sul trattamento dei dati personali, la persona ritratta non mi ha autorizzato a diffondere i dati *sensibili*. (nome, cognome, indirizzo, Numero di documento).

        ATTENZIONE: ho scritto *DATI SENSIBILI* non *DATI PERSONALI* . (C’è differenza, eccome se c’è!) 😀

      • 07/6/2013

        Ok – seguirò il tuo consiglio… 😉
        Ma non incito altri a farlo

  8. 10/14/2013
    Gianni

    Salve,
    vorrei dire la mia dato e chiedere un vostro parere che mi trovo in questo momento in una situazione molto inerente all’argomento: un importante sito web a cui ho mandato delle fotografie per partecipare ad un concorso, mi chiede la liberatoria perchè interessato alla pubblicazione ma raffigurano persone riconoscibili. ora secondo loro io avrei chiesto alla bambina del villaggio sperduto della Birmania, nome cognome, indirizzo e codice fiscale???? io dico che nemmeno loro ci credono. è solo che vogliono avere in mano un pezzo di carta che li tuteli nel caso in cui questa bambina, navigando in rete con il suo Mc si riconosca e chieda dei diritti.
    Per questo penso che quel pezzo di carta possa essere riempito a caso e a posteriori.

    Rispondi
    • 10/14/2013

      Ciao Gianni,
      Il problema è annoso.
      Loro vogliono tutelarsi nel momento che la bambina chieda loro un compenso per l’eventuale pubblicazione.
      Ti consiglio una cosa: scrivi al sito dicendo che ti accolli personalmente eventuali richieste economiche da parte dei soggetti ritratti e che lì sollevi da qualsiasi onere, a patto che loro dimostrino che non ci saranno pubblicazioni autonome – cioè non edite da te o autorizzate da te – e che loro non si avvarranno del diritto di utilizzo dell’immagine a scopo commerciale
      Potrebbe essere un modo per risolvere il problema.
      Li sollevi, loro ti fanno partecipare e secondo me si chiude lì

      Walter

      Rispondi
      • 10/14/2013
        gianni

        grazie della veloce risposta Walter.
        beh…non sono sicuro che si possa risolvere come dici tu…nel senso che mi secondo me..mi danno il bel servito.
        comunque sia..se anche io compilo la liberatoria lavorando di fantasia…mettendo nomi e indirizzi firmando pure a nome di persone inesitenti…cosa possono dirmi??? secondo voi fanno un’ indagine o vanno a cercarli all indirizzo che ho scritto?….chiedono all anagrafe brirmana????….no….nn credo. si devono tenere quello che hanno e fidarsi…consapevoli che nell’ eventualità remota che qualcuno si faccia vivo a reclamare dei diritti…accuseranno me di
        truffa! è un rischio che uno può correre….nel mio caso.

      • 10/14/2013

        Puoi sempre provarci e di certo non chiederanno in Birmania

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