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Rispetta il soggetto

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Prendo in prestito le parole di un grande, Sebastião Salgado, e provo a buttar giù qualche consiglio sparso al riguardo.

Salgado coglie nel segno, spesso, quando fotografiamo, soprattutto se in luoghi esotici, ci imbattiamo in soggetti interessanti e inconsueti. Non dimentichiamo mai il rispetto. Non importa quanto reputiamo importante il nostro scatto, nulla ci dà il diritto di umiliare o schernire il soggetto che stiamo ritraendo e questo vale sia che il soggetto capisca o meno quello che diciamo.

Viaggiando ho incontrato fotografi, o presunti tali, che approcciavano con distacco e superiorità i loro soggetti, trattandoli come pupi su un palco e prendendoli in giro, forti del fatto che non parlassero la nostra lingua o che fossero di estrazione sociale molto bassa, protetti da uno status di berciante tracotanza.
Li avrei presi a calci nel culo! E in realtà spesso mi sono anche messo in mezzo, ma combattere l’ignoranza e la maleducazione è un lavoro a tempo pieno.

Fotografare la gente, almeno per me, significa stabilire una connessione con il soggetto – a meno che non si tratti di un candid shot, uno scatto rubato, cioè.

Prendiamoci del tempo per stabilire una qualche connessione con chi stiamo ritraendo, che parli o meno la nostra lingua o che esista una lingua vagamente comune. Sforziamoci di farlo, a gesti, a sorrisi, a briciole di frasi.
Nonostante possa sembrare strano, il nostro ritratto ne beneficierà.

In molti paesi poveri vige la legge non scritta del money-for-picture, è una legge universale e anche piuttosto comprensibile.
Qualche volta è la sola via per ottenere lo scatto tanto agognato, anche se io personalmente non la incoraggio.
Non amo pagare per scattare, ma mi sono piegato a questa legge non scritta più e più volte. Qualche ho cercato di modificarla, magari portando a bere un tè il mio soggetto o offrendogli da mangiare, o prendendolo come guida a pagsmento. Giusto per dare un lettura diversa allo scambio e arricchire i miei scatti di umanità – quell’umanità la ritrovo nei ritratti, quasi sempre.

Non forziamo i nostri soggetti in pose idiote.
Immaginiamoci di trovarci al loro posto e domandiamoci se accetteremmo di buon grado quello che ci viene chiesto.

Non insistiamo oltre il lecito.
Per fotografare la gente bisogno avere una buona capacità di comunicazione, suscitare una certa simpatia ed essere provvisti di una certa faccia di bronzo,
Non siate timidi, osate, chiedete, ma non insistete oltre il lecito.
Approcciate il vostro soggetto con cortesia, con un sorriso, ponete la domanda con gentilezza, spiegate (o provate a farlo) il vostro progetto fotografico, se ne avete uno, offritevi di spedirgli una stampa della foto, se ha un indirizzo al quale riceverla (ma se vi esponete, poi mandategliela sul serio la stampa!). Ma non insistete oltre modo. Alla fine è soltanto una fotografia,

Rispettate le usanze e le tradizioni del luogo.
Ci sono popoli che non amano farsi ritrarre e altri che non vedono l’ora di mettersi in posa. Nel primo caso, sondate la possibilità di convincerli,
Ci sono poi popoli che ci proibiscono di fotografarli, per una questione religiosa, NON INSISTIAMO.
Ci sono situazione e attività umane per le quali vi suggerisco di fare appello alla vostra sensibilità e coscienza, quando si tratta di scattare – le cremazioni in India, ad esempio, e i dalit che si prendono cura dei corpi ancora non perfettamente bruciati, chiedetevi se vale davvero la pena fotografare, oppure, sempre in India, gli hashram degli anziani malati prossimi alla morte… se il vostro progetto è centrato su quel tema, affrontatelo con divinità e sensibilità, ma se si tratta soltanto di fotografie delle vacanze… vi prego, desistete.

Entrate nella scena in punta di piedi, non fatevi quasi scorgere, siate più trasparenti possibile, non gettate in faccia ai vostri soggetti la vostra superiorità tecnologica, le vostre attrezzature, il vostro status. Un ritratto, secondo me, è uno scambio alla pari, dal quale ognuno dei soggetti, fotografato e fotografante, dovrebbe uscire, anche se di poco, accresciuto.

Usiamo la testa, il nostro cuore e soltanto dopo il tempo e il diaframma.

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Categorie: Uncategorized
Pubblicato da walter meregalli in marzo 10, 2014
  1. 03/11/2014
    Laura capelli

    Condivido completamente i tuoi consigli. Ho viaggiato spesso nei paesi arabi, sono rientrata da poco dall’Oman ed hai ragione, sono sempre tentata di fotografare quelle persone così diverse da noi. Con gli uomini non c’è problema, le donne si rifiutano drasticamente. In questo caso ricorro, qualche volta al “candid-shot” con un obiettivo 70-300.

    Rispondi

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