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5 trucchi pratici per ritratti migliori

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Non è un segreto, amo la fotografia di ritratto e appena posso viaggio. Le due cose, quando si combinano, danno vita al mio nirvana fotografico. Forse qualcuno di voi nutre i miei stessi gusti, se sì, spero che questo post possa aiutarvi a migliorare.

Ecco 5 trucchi pratici che possono tornare utili quando siete in viaggio e volete dedicarvi al ritratto.

  1. Portate sempre un flash con voi
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    Con il rischio di risultare pedante – e pesante – lo ripeto all’infinito, come un mantra.
    Fate sempre un po’ di spazio nella vostra borsa per un piccolo flash. Farà la differenza in molte occasioni, soprattutto nel caso decidiate di darvi alla fotografia di ritratto.
    Non usatelo mai direttamente – a meno che non si tratti di un puro lampo di schiarita.
    Miscelatelo sempre con la luce ambiente a disposizione, per questo fate attenzione alla coppia tempo/diaframma che scegliete. Il tempo regola la quantità di luce ambiente che entrerà nello scatto e il diaframma la luce flash, evitate che la luce flash faccia sembrare i vostri soggetti dei plasticoni.
    La presenza del flash NON si deve praticamente cogliere, deve aiutare la luce ambiente, ma non soverchiarla, a meno che non siate alle prese con scatti particolarmente creativi.
    Il colpo di flash deve aiutare a staccare il soggetto dallo sfondo, non deve essere protagonista.
    Fate in modo di conoscere le funzioni principali – almeno – del vostro flash e studiate diligentemente la teoria della fotografia flash. Non lasciatevi intimorire, quel poco coraggio che serve per affrontarla vi garantirà risultati superiori alla media… dei vostri amici più pigri.
  2. Abbinate il soggetto alla location
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    Scegliete con cura dove scattare. Giocate d’anticipo, pensate prima di mettere in posa il soggetto.
    Se non si tratta di un assignment, ma di un ritratto al volo, fate mente locale subito e fatelo in fretta.
    Dove scattate il vostro soggetto vale quasi quanto la posa che gli chiederete di assumere.
    Il luogo, l’ambiente, racconta molto e aiuta ad inquadrare meglio il vostro soggetto e lo fotografia che andrete a realizzare.
    Abbinate con cura soggetto e location. Se la location rischia di essere un luogo comune, cercate di sfruttarla in modo creativo o, se il soggetto si presta, puntate su una posa particolare.
    È scontato aspettarsi Emanuele Canaparo, produttore di nocciole delle Langhe, ritratto tra le nocciole, ma lo è meno vederlo letteralmente galleggiare su un mare di nocciole.
  3. Cogliete l’attimo
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    Scattare una foto significa congelare un attimo. Un ritratto risulterà ancora più eloquente se riuscirete a cogliere un gesto particolare, spontaneo. Per questo, fateli muovere. Non è necessario che si mettano a ballare il tip-tap, ma anche semplicemente muovendo le mani o le braccia, riuscirete a soffiar via quella patina di imbarazzo che molto spesso si coglie in modo fin troppo evidente nei ritratti posati. Ma non insistete. Se muoversi non è nelle corde dei vostri soggetti, non insistete, o creerete maggior danno, facendo salire l’imbarazzo alle stelle.
    Spesso anche soltanto i piccoli movimenti delle mani o quell’espressione particolare possono fare la differenza. Siate pronti a coglierla, non è replicabile il più delle volte e quasi sempre dura il tempo di un click.
    Nella foto, che amo particolarmente, Anna Vizziello, concertista classica, ha rotto la posa per colpa – o merito – di una zanzara. Se non fossi stato pronto, lo scatto non esisterebbe e credo che la zanzare abbia saputo regalare all’amica Anna una spontaneità incredibile.
  4. Vicino e lontano. Dentro e fuori.
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    Dentro e fuori. È un modo di dire che credo spieghi bene la questione.
    Dentro, nel senso di ravvicinato, nel senso di primo piano, di dettaglio.
    Fuori, nel senso di più lontano, con più aria attorno, con più ambiente.
    È un’ottima regola, anche per chi scatta ritratti – soprattutto per chi scatta ritratti: gli regala varietà e possibilità di sottolineare aspetti del soggetto che un taglio accademico non sempre è in grado di garantire.
    Scattate primi piani. Scattate primissimi piani. Andate oltre, scattate dettagli.  Dentro.
    Perché anche il dettaglio parla, soprattutto le mani.
    Ma poi allontanatevi e dedicatevi alla figura intera e poi allargate ancora e includete  un po’ di ambiente.  Fuori.
    Siate vari, i ritratti non sono soltanto scatti testa/spalle.
  5. La luce migliore è fatta di ombre
    Andrea Paternoster, proprietario di Mieli Thun. Ritratto tra le sue arnie in Trentino, per un libro fotografico che raccoglieva eccellenza enogastroniche italiane

    Amo questo controsenso e ne sono assolutamente convinto.
    La luce migliore – quanto meno per come la vedo io – è quella che porta ombre, anche importanti, anche nette, perché no.
    Sperimentatela nei vostri ritratti.
    Cercate le ombre, sottolineatele, usatele per definire ed esaltare la tridimensionalità
    È chiaramente una questione di gusto. Io personalmente preferisco i ritratti contrastati ai ritratti morbidi, molti non la penseranno come me, ma alla fine questo blog lo tengo io – ah ah ah!
    Fate un esercizio mentale, prima di scattare, provate a pensare a come Caravaggio avrebbe illuminato il vostro soggetto, provate ad immaginare a come lo avrebbe illuminato Rembrandt – sì, avete letto bene, ho scritto Caravaggio e Rembrandt, non Steve McCurry, Caravaggio e Rembrandt, due maestri nell’uso della luce. Sono più che convinto che se proverete  ad usare la luce come Caravaggio o Rembrandt, alla fine vi verranno scatti molto vicini al linguaggio fotografico di McCurry (!) e di altri mostri sacri della fotografia moderna.
    Se la luce che state utilizzando non è troppo diffusa ha una sua direzione precisa. Individuatela! Cercate da dove arriva la luce e studiate come cadono le ombre, sul volto del vostro soggetto, sull’ambiente. Sfruttatela.
    La luce è magia: sfruttatela, ed è gratis, tra l’altro.

Forse a qualcuno di voi potrà sembrare un elenco ovvio, anche un filo banale – spero non a molti, altrimenti devo prendere seriamente in considerazione l’idea di chiudere il blog. Per coloro che invece non pensano si tratti di banalità, oltre alla mia gratitudine, va un ultimo consiglio: cercate il vostro stile personale.

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Pubblicato da walter meregalli in maggio 22, 2015
  1. 05/24/2015

    “ovvio” si ma non per tutti. quando mi vengono chiesti consigli su inquadratura composizione e tridimensionalità, io rispondo sempre studiatevi i quadri degli Impressionisti, osservate dove sono posizionati i soggetti importanti rispetto agli altri. studiate come Caravaggio o i Fiamminghi rendono tridimensionali le loro opere magari con la sola luce di una candele, e cercate queste situazioni quando state per scattare. “banale” forse ma indispensabile.

    Rispondi
    • 05/25/2015

      Grazie Johnny,
      la tua risposta mi conforta e molto.
      Ho sempre paura che nel tentativo di dare consigli pratici, che arrivano più dall’esperienza, che non da chissà quale teoria, si possa cadere facilmente nell’ovvio, nel banale.
      A tutti gli amici che si iscrivono ai miei workshop, sia che si tratti di composizione, o di tecnica di base, o di altro ancora, dò sempre il consiglio di studiarsi con attenzione i pittori – in particolare Caravaggio, Rembrandt e i Fiamminghi in generale – per capire meglio la teoria della luce e gli insegnamenti sulla composizione “drammatica”.
      Dovresti vedere i loro sguardi: sbalorditi. La gente si aspetta che io citi miti della fotografia, non si rendono conto che le pinacoteche e i libri d’arte possono essere il miglior manuale di fotografia a disposizione.

      Rispondi

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