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Il “flusso di lavoro” in viaggio

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Se avessi perso questo scatto fatto all’interno del souk di Rissani, Marocco, non me lo sarei perdonato. Sono certo che sarei potuto appostarmi davanti a quel bancone per giorni interi e aspettare, senza avere la certezza di ottenere lo stesso scatto. Ogni scatto è unico.

 

Quanto vale una foto? Ma soprattutto, quanto vale una foto persa per sempre?
Quando viaggiamo, non possiamo permetterci di perdere nessuna fotografia, perché difficilmente avremo la possibilità di riscattarla, per questo, soprattutto in viaggio, il flusso di lavoro – il modo cioè nel quale organizziamo il back-up delle nostre immagini – deve essere organizzato ed affidabile. In viaggio, non possiamo permetterci di perdere nessuna delle foto che abbiamo scattato.

Il nostro flusso di lavoro in viaggio è pesantemente influenzato dalla quantità di attrezzatura con la quale decidiamo di viaggiare e dal mezzo di trasporto principale che abbiamo scelto per muoverci.
In un viaggio in macchina, il mio consiglio personale è quello di portarsi sempre un computer portatile, dal momento che non ci sono grandi restrizioni di bagaglio se non la capienza del bagagliaio.
Già affrontando uno o più spostamenti in aereo, la possibilità di avere tutta la nostra attrezzatura con noi svanisce.
Si tenga poi in considerazione quale sarà il mezzo di spostamento principale – ad esempio, se affrontate un trekking nell’Himalaya, dove tutto viene portato a spalla, sarete costretti a sfoltire la vostra lista di giocattoli.

Nel migliore dei casi, io mi porto il mio MacBook Air, è compatto, ha una buona autonomia di batteria e mi dà la possibilità di intervenire sugli scatti direttamente sul posto, magari la sera stessa. Come secondo dispositivo di backup uso un piccolo hard disk esterno da 500 GB che si alimenta attraverso la porta USB del Mac.
Mi porto una batteria di 10 card CF da 16 GB, che formatto prima di partire soltanto dopo essermi assicurato che tutte le immagini che contenevano erano effettivamente da cancellare, perché o superate o già copiate. Io scatto in RAW+JPG (che significa che per ogni scatto la macchina produce un RAW e un JPG di backup) e salvo i file RAW (principali) sulle card CF e i JPG (che sono un ottimo back-up on-the-fly) sulle piccole SD.
Non amo utilizzare schede CF estremamente capienti perché ho troppa paura che si possano corrompere ed in quel malaugurato caso direi addio a troppi scatti (dei quali comunque resterebbero i JPG).
Solitamente si può scegliere tra tre taglie di file per i JPG di copia (S, M e L, proprio come la Coca da McDonald’s…), io scelgo L, magari perderò in quantità di scatti che posso memorizzare per card, ma nel caso di un errore sulla card CF principale, avrei comunque immagini JPG di copia dalle dimensioni importanti ed utilizzabili.

IL SEGRETO PER EVITARE DI PERDERE IMMAGINI È NEL RIGORE DEL METODO DI BACK-UP CHE IMPIEGHIAMO!

Ecco un piccolo trucco pratico: formattate le card direttamente nella macchina fotografica, è molto più sicuro che farlo dal computer.
Altro consiglio: scegliete card di marca! Io scelgo soltanto Lexar o SanDisk e non corro dietro agli ultimi modelli super veloci, preferisco trasferimenti più lenti, ma più sicuri, lascio la velocità a chi fa filmati.
Portatevi un numero di card sufficiente a coprire l’intero viaggio (ed esagerate se potete, ormai il costo delle card è abbordabile) ed evitate di cancellare le schede, anche una volta scaricate le immagini sul computer.

Non è necessario che copiate il mio modo di lavorare, ma è INDISPENSABILE che ve ne creiate uno vostro e che non partiate come degli sprovveduti.

Io faccio così…

  • Se ho con me il mac, ogni sera scarico le foto scattate durante il giorno in una cartella con la data e copio la cartella sull’hard disk esterno – così ho tre copie delle stesse foto su tre dispositivi diversi.
    Se dovete usare un lettore di card USB (ad esempio il mio mac legge direttamente le SD, ma non le CF), non lesinate e scegliete marche conosciute (io ancor una volta consiglio Lexar, producono un lettore USB molto compatto e robusto, che legge tutti i formati in commercio ed è estremamente affidabile).
  • Se non ho con me il mac, cerco almeno di portare un disco esterno dedicato, per intenderci uno di quei modelli che accettano in ingresso, attraverso slot appositi, le card fotografiche.
    In commercio ce ne sono di modelli diversi e con prezzi diversi – ad esempio, il Passport Wireless della Western Digital, con prezzi diversi a seconda del taglio e che vanno dai 100€ ai 250€ circa.
    Sto testando la possibilità di lavorare con un tablet, ma le app dedicate sono ancora piuttosto instabili e, ad esempio gli iPad, mostrano enormi limitazioni di dispositivi e file che accettano in ingresso.
  • Se non ho la possibilità di usare né un computer, né un disco rigido esterno dedicato, faccio in modo di avere un numero sufficiente di schede. Le sostituitele quando sono piene (se ne ho in abbondanza, le sostituisco ogni sera, anche se non complete) e NON LE CANCELLO MAI – fino almeno al rientro.
    Avendo solo card, È NECESSARIO PRESTARE MOLTA ATTENZIONE QUANDO LE SOSTITUIAMO, capita più spesso di quanto crediate di sovrascrivere una card usata nei giorni precedenti e di dire addio per sempre a scatti irripetibili.
    In questo caso, più che mai, È FONDAMENTALE STABILIREE UN METODO!Ad esempio questo è il mio:

    • tolgo la scheda piena
    • la spunto con un segno di matita
    • prima di cercare una nuova card, ripongo la card piena in un posto che ho prestabilito – una certa tasca della borsa, un sacchetto di plastica, ecc.
    • tengo tutte le schede usate nello stesso posto, ben separato da dove tengo le card vergini
    • solo dopo aver archiviato la card usata, estraggo la nuova scheda e la inserisco nella macchina
    • controllo nel visore l’eventuale contenuto – la scheda di norma non dovrebbe contenere immagini – e se mai la formattoPuò sembrare banale, ma l’errore è sempre in agguato e non vi perdonereste mai di aver perso una giornata di scatti soltanto per essere stati un po’ distratti nel sostituire le card o poco attenti nel riporle.

Bene, ora sta a voi.
Pensate alla meta del vostro viaggio, alla ruvidità degli spostamenti, alle restrizioni imposte al bagaglio, alla disponibilità di energia elettrica – è perfettamente inutile viaggiare con chili e chili di attrezzatura che necessità di corrente elettrica, quando per la maggior parte del tempo vi sposterete in luoghi che ne sono sprovvisti, soprattutto se la durata del viaggio supera la durata media di una carica – documentatevi con un certo anticipo e se mai dotatevi di un pannello solare portatile, parlo per esperienza, in un trekking nel Mustang, tra Nepal e Tibet, è stata la mia salvezza. Ormai non costano più molto e sono decisamente più performanti di una decina di anni fa.

Qualunque sia la meta, qualunque sia il coinvolgimento con la fotografia, cercate di non perdervi per strada momenti che non sarete più in grado di scattare, solo perché siete stati pigri, disattenti o maldestri.

 

 

 

 

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Pubblicato da walter meregalli in giugno 2, 2015
  1. 06/2/2015

    L’ha ribloggato su Foto-grammi dal [mio] mondoe ha commentato:
    Suggerimenti giusti e da mettere in pratica!

    Rispondi

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