Vai al contenuto

Posts contrassegnato dai tag ‘raw’

RAW: il negativo digitale

20140315-014957.jpg

RAW o non RAW?
Da quando esiste la fotografia digitale questa è stata una dei questioni che ha alimentato più discussioni di cui abbia memoria, per non parlare della confusione! Tanto che la fotografia digitale si divide quasi a metà tra paladini del RAW e crociati degli altri formati.
Personalmente mi schiero nella prima categoria, pur riconoscendo alcuni limiti del RAW.

In questo post proverò ad argomentare le ragioni alla base della mia scelta di scattare in RAW e di consigliarlo appassionatamente.

Crudo è potente
Quello che io considero uno dei più grandi vantaggi del formato RAW è che produce un’immagine grezza, cioè non processata – e non sporcata – dagli algoritmi della macchina fotografica che creano i TIFF e i JPEG.
Per me questo è già un vantaggio considerevole, in quanto il RAW è il solo formato che ci mette a disposizioni i dati rilevati dal sensore.

Il principale svantaggio è che il formato RAW, proprio perché non ancora codificato, non è utilizzabile così come prodotto e va necessariamente sviluppato digitalmente in un secondo tempo, processando i file attraverso applicazioni software dedicate – Photoshop ad esempio apre e sviluppa i file RAW attraverso il plug-in Camera Raw.

In realtà, da accanito sostenitore del formato RAW, non considero questo passaggio ulteriore come uno svantaggio, ma bensì come una grandissima opportunità creativa. Provo a spiegarmi.

Per convertire i file RAW in JPEG o TIFF è necessario aprirli attraverso applicazioni dedicate – ad es. Camera Raw, appunto.
Questi plug-in offrono la possibilità di intervenire praticamente su qualsiasi parametro dei nostri file, dal bilanciamento del bianco, all’esposizione, alla dominante cromatica, alla saturazione dei colori, per citarne solo alcuni.
Ma la gamma di possibili interventi è davvero impressionante, ad esempio, possiamo intervenire sulle aberrazioni introdotte dall’ottica che abbiamo usato, importando i parametri correttivi degli obiettivi in associazione alla nostra macchina(!).
Ma il campo di possibile intervento è davvero impressionante per quanto vasto: possiamo regolare la nitidezza, la saturazione, introdurre un luce di schiarita, lavorare sulle ombre e sulle luci, sui bianchi e sui neri, alterare la temperatura del colore generale, importare profili di correzione e molto, molto altro ancora (!!).

Ma davvero mi serve tutto questo?
La domanda è legittima, e io, paladino del RAW, proverò a convincervi con un esempio…

Avete impostato erroneamente il bilanciamento del bianco e avete scattato un’intera card con le impostazioni errate. Come fare per recuperare gli scatti? Nel caso abbiate scartato in TIFF o JPEG la sola via è una serie di interventi in Photoshop – curve, saturazione, tonalità e tinta, senza avere però la certezza a priori di riuscire a riportare la luce alla temperatura originale.
Nel caso abbiate scattato in RAW vi basterà cambiare il parametro del bilanciamento del bianco – proposto nell’applicazione per l’apertura dei file RAW esattamente come sulla macchina – e, con un solo click, riuscireste a correggere l’errore.

Ma il vero vantaggio di scattare in RAW è che i plug-in dedicati in realtà non modificano in maniera permanente il nostri file originali, ma creano un file XML con tutte le indicazioni di sviluppo. Questo significa che possiamo intervenire in modo diverso sullo scatto originale tutte le volte che lo desideriamo, senza compromettere mai nulla.

Apriamo il nostro file RAW, facciamo gli interventi che riteniamo opportuni e salviamo il file in un formato che possiamo distribuire (JPEG o TIFF solitamente), contemporaneamente il plug-in crea un companion file con tutte le informazioni, senza scrivere un solo bit sul file originale.
Questo offre evidenti opportunità creative, ad esempio possiamo creare versioni con esposizioni diverse dello stesso scatto, o versioni con dominanti cromatiche diverse o con differenti gradi di nitidezza o saturazione dei colori – senza mai intervenire direttamente sul file originale. E SCUSATE SE È POCO!

Il vero svantaggio è che i file RAW sono decisamente più grandi degli equivalenti TIFF e JPEG, dettaglio che non va sottovalutato in termini di spazio e di velocità di scrittura sulla card e potenza di calcolo del computer nella successiva e necessaria elaborazione – ad es. la mia D800 produce file RAW da 32MB che, una volta processati in Camera Raw e aperti in Photoshop si gonfiano fino a 108 MB, non uno scherzo, mi rendo conto.
Se penso però alla flessibilità in termini di risultato finale che mi offre il RAW, mi convinco che valga la pena munirsi di qualche card in più, di sceglierne di sufficientemente rapide e di investire in un computer muscoloso.

Esistono poi altri piccoli svantaggi tipici del immagini RAW e che possono differenziarsi da reflex a reflex, ad esempio la mia D800 produce immagini RAW meno contrastate e leggermente più morbide, se paragonate ad un TIFF o ad un JPEG scattato con le medesime impostazioni – ma la cosa non mi spaventa e i primi parametri sui quali intervengo in fase di apertura sono la gamma tonale e la nitidezza (!).

Raw, pro e contro

PRO

  • dati grezzi, non elaborati da nessun algoritmo
  • possibilità di intervenire successivamente su una vastissimo numero di parametri, sia di scatto, sia di spazio colore, sia di correzione delle aberrazioni e delle vignettatture delle lenti
  • nessun intervento diretto sul file originale
  • possibilità di creare operazioni batch applicabili a più fotografie
  • possibilità di salvare le impostazioni di sviluppo e di caricarle successivamente, per applicarle ripetutamente
  • CONTRO

  • file non immediatamente distribuibili
  • file molto più grandi
  • necessità di intervenire successivamente

    L’ho dichiarato, sono un partigiano del RAW e non mi stancherò di consigliarlo sempre, voi fate la vostra scelta… e fatemi sapere.

Annunci

RAW vs. JPEG. Cosa conviene e perché.

Il formato RAW mi ha permesso di catturare tutta la latitudine di colore possibile e in CameraRaw ho ribilianciato il punto del bianco e sottoesposto di 1/3 di stop.

Scatto in RAW o scatto in JPEG?

Sulla diatriba si sono scritti – e sprecati – centinaia di post e fiumi di inchiostro sulle riviste di settore.
Anche io mi sono già occupato qualche tempo fa della cosa, ma credo che parlarne non faccia che chiarire le idee ai molti che ancora sembrano indecisi.

Cos’è il formato RAW?
Il formato RAW è il formato del file immagine esattamente come viene registrata del sensore della nostra macchina fotografica e, a seconda del modello può presentare dati a 12 o 14 bitQuando scattiamo in JPEG, la macchina scatta un RAW e successivamente, prima di memorizzare lo scatto sulla card, elimina parte delle informazioni e scrive un file a 8 bit.

Meglio 8 o 14 bit?
8 bit generano  256 toni per ogni pixel del nostro sensore – 2 elevato alla 8a
12 bit generano 4096 toni per ogni pixel del nostro sensore – 2 elevato alla 12a
14 bit generano 16384 toni per ogni pixel del nostro sensore – 2 elevata alla 14a

Significa che scattando in JPG abbiamo 256 possibili toni per definire ogni rosso, blu e verde di ogni pixel.
Scattando in RAW le possibilità salgono in modo impressionande e questo genera una maggiore profondità di colore a disposizione.
La cosa naturalmente ha un costo in pesantezza dei file generati – mediamente un RAW di pari dimensioni in puxel pesa circa sei volte più di un JPG.
E poi il formato RAW ha bisogno di un’applicazione specifica per lo sviluppo digitale, prima che lo scatto possa essere visualizzato dal nostro computer.

Il RAW perdona molto di più.  Grazie ad una maggior profondità di colore, il formato RAW perdona molto di più gli errori di esposizione.

Lo sviluppo digitale
Il grande vantaggio di scattare in RAW – che secondo me giustifica lo scompenso del peso dei file e del passaggio all’interno di applicazioni dedicate – è lo sviluppo digitale.
Tutte i parametri relativi alle scelte che facciamo in fase di sviluppo (contrasto, ombre, neri, bianchi, esposizione, temperatura colore, tonalità, saturazione, ecc.) vengono memorizzati in un file separato che il nostro RAW  si porta dietro ovunque.

Questo è un dettaglio fondamentale, significa che possiamo sempre tornare allo scatto originale, modificando di volta in volta i parametri che abbiamo impostato.
Non è cosa da sottovalutare.
Possiamo produrre diversi sviluppi digitali per lo stesso scatto e decidere solo successivamente quale faccia per noi.
Possiamo creare una foto HDR partendo da un singolo scatto RAW e svilupparlo simultaneamente con esposizioni diverse. E altro ancora…

Gli interventi sul file diventano irreversibili solo quando decidiamo di salvarlo in un altro formato per poterlo rendere disponibile e usabile- tipo JPG o TIFF.

Insomma…
Io scelgo RAW senza nessuna titubanza. Mi dà più possiblità e paga volentieri lo scotto di dover processare i mie scatti in CameraRaw prima di poterli distribuire o usare. Per quanto riguarda le dimensioni dei RAW… vale lo stesso discorso – e io scatto con una macchina che ha un sensore da 34Mp (con RAW da 33 Mb l’uno)… vorrà dire che porterò  qualche card in più, che comprerò card più veloci e che stresserò un po’ di più il mio computer…