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Restrizioni culturali

Saddhu nell'hashram di Pashupatinath a Kathmandu

Saddhu nell’hashram di Pashupatinath a Kathmandu

Molto spesso mi capita di sentire  fotografi di ritorno dai loro viaggi parlare, e spesso sproloquiare,  delle enormi differenze culturali  che si incontrano fotografando all’estero, soprattutto in paesi medio orientali o asiatici.

A mio avviso quello delle differenze culturali è un falso problema.
Mi spiego meglio, se ci comportiamo educatamente, il nostro comportamento verrà rilevato universalmente, a qualsiasi latitudine ci troviamo a scattare. Così come un comportamente sgarbato viene inequivocabilmente percepito sia che ci si trovi a Kathmandu, sia che ci si trovi a Dakar.

Una buona regola è RENDERSI IL PIU’ INVISIBILI POSSIBILI.
Funziona sempre e se commetteremo un errore o una gaffe, ci verrà sicuramente perdonata, se fino a quel momento ci siamo mossi con rispetto.

Vero è che esistono luoghi e situazioni che richiedono una sensibilità maggiore, ad esempio se ci capitasse di assistere ad una cremazione indu o a un rito religioso buddista o ad uno sciamano che cade in trance… in questi casi soltanto la nostra sensibilità saprà dirci come è meglio comportarci.

Io, per norma mia personale, non fotografo mai nessun rito funebre, che sia una cremazione o una sepoltura. Credo che siano quelli momenti troppo personali per venire immortalati da un intruso.
Altri fotografi hanno opinione diversa dalla mia e si comportano secondo coscienza. Ognuno la sua.

Documentare la povertà nel mondo può costare molto. Ad esempio a Delhi potrebbe costarvi una multa se non addirittura un arresto, conviene essere rapidi per non attirare l’attenzione di zelanti ufficiali di polizia, che ci vedrebbero come un potenziale bancomat su due gambe.

Qualche consiglio che nasce dall’esperienza:

  • guardiamoci in giro e cerchiamo di capire cosa fanno gli altri
  • evitiamo di attirare su di noi inutili attenzioni
  • evitiamo di manifestare eventuale disappunto o rabbbia, dopo un rifiuto, mostriamo sempre la nostra faccia migliore, avremo tempo per sfogarci più tardi, da soli
  • cerchiamo di essere cortesi ed educati
  • impariamo alcune frasi nella lingua locale, se non riusciranno a trarci d’impacci, ci aiuteranno almeno a diventare più simpatici e la simpatia è un’arma potentissima
  • sorridiamo, sempre!
  • informiamoci prima sulle restrizioni religiose legate all’immagine personale, ci sono religioni africane che credono la fotografia catturi l’anima, presentarsi con una macchina fotografica al collo e sperare di ritrarre qualche seguace di queste religioni è, non soltanto uno sgarbo, ma anche un atto azzardato.

Fotografare i bambini è un soggetto sempre molto delicato, in Italia come all’estero – in realtà forse più in Italia, dove una legge sulla privacy infantile è giustamente vincolante.
In paesi come l’India sono gli stessi bambini a chiedere insistentemente di essere fotografati, per loro è un divertente gioco, ma vale sempre la pena di chiedere il permesso ad un adulto nei paraggi.

Pagare per fotografare.
Questo è uno dei tipici diverbi tra fotografi di viaggio. Pago per fotografare o non pago?
Io cerco sempre di propendere per la seconda scelta, cerco di privilegiare il rapporto umano, molto spesso un soggetto locale ha più piacere nel provare ad instaurare un rapporto con noi, che non nel prendere qualche spicciolo,
In India, ad esempio, ci sono eserciti di figuranti che si fanno pagare per farsi immortalare, io lascio perdere ancora prima che mi approccino.
Ma non manco di offrire un tè o i soldi per un tè a chi si lascia avvicinare e mi concede il privilegio di ritrarlo.
Spesso è il primo passo per stringere rapporti personali che sanno andare oltre la semplice inquadratura mordi e fuggi.

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RAW vs. JPEG. Cosa conviene e perché.

Il formato RAW mi ha permesso di catturare tutta la latitudine di colore possibile e in CameraRaw ho ribilianciato il punto del bianco e sottoesposto di 1/3 di stop.

Scatto in RAW o scatto in JPEG?

Sulla diatriba si sono scritti – e sprecati – centinaia di post e fiumi di inchiostro sulle riviste di settore.
Anche io mi sono già occupato qualche tempo fa della cosa, ma credo che parlarne non faccia che chiarire le idee ai molti che ancora sembrano indecisi.

Cos’è il formato RAW?
Il formato RAW è il formato del file immagine esattamente come viene registrata del sensore della nostra macchina fotografica e, a seconda del modello può presentare dati a 12 o 14 bitQuando scattiamo in JPEG, la macchina scatta un RAW e successivamente, prima di memorizzare lo scatto sulla card, elimina parte delle informazioni e scrive un file a 8 bit.

Meglio 8 o 14 bit?
8 bit generano  256 toni per ogni pixel del nostro sensore – 2 elevato alla 8a
12 bit generano 4096 toni per ogni pixel del nostro sensore – 2 elevato alla 12a
14 bit generano 16384 toni per ogni pixel del nostro sensore – 2 elevata alla 14a

Significa che scattando in JPG abbiamo 256 possibili toni per definire ogni rosso, blu e verde di ogni pixel.
Scattando in RAW le possibilità salgono in modo impressionande e questo genera una maggiore profondità di colore a disposizione.
La cosa naturalmente ha un costo in pesantezza dei file generati – mediamente un RAW di pari dimensioni in puxel pesa circa sei volte più di un JPG.
E poi il formato RAW ha bisogno di un’applicazione specifica per lo sviluppo digitale, prima che lo scatto possa essere visualizzato dal nostro computer.

Il RAW perdona molto di più.  Grazie ad una maggior profondità di colore, il formato RAW perdona molto di più gli errori di esposizione.

Lo sviluppo digitale
Il grande vantaggio di scattare in RAW – che secondo me giustifica lo scompenso del peso dei file e del passaggio all’interno di applicazioni dedicate – è lo sviluppo digitale.
Tutte i parametri relativi alle scelte che facciamo in fase di sviluppo (contrasto, ombre, neri, bianchi, esposizione, temperatura colore, tonalità, saturazione, ecc.) vengono memorizzati in un file separato che il nostro RAW  si porta dietro ovunque.

Questo è un dettaglio fondamentale, significa che possiamo sempre tornare allo scatto originale, modificando di volta in volta i parametri che abbiamo impostato.
Non è cosa da sottovalutare.
Possiamo produrre diversi sviluppi digitali per lo stesso scatto e decidere solo successivamente quale faccia per noi.
Possiamo creare una foto HDR partendo da un singolo scatto RAW e svilupparlo simultaneamente con esposizioni diverse. E altro ancora…

Gli interventi sul file diventano irreversibili solo quando decidiamo di salvarlo in un altro formato per poterlo rendere disponibile e usabile- tipo JPG o TIFF.

Insomma…
Io scelgo RAW senza nessuna titubanza. Mi dà più possiblità e paga volentieri lo scotto di dover processare i mie scatti in CameraRaw prima di poterli distribuire o usare. Per quanto riguarda le dimensioni dei RAW… vale lo stesso discorso – e io scatto con una macchina che ha un sensore da 34Mp (con RAW da 33 Mb l’uno)… vorrà dire che porterò  qualche card in più, che comprerò card più veloci e che stresserò un po’ di più il mio computer…

Raccontare una storia

 

Sei foto per un progetto: i treni indiani

Il reportage di viaggio deve avere una caratteristica fondamentale: DEVE SAPER RACCONTARE UNA STORIA.

Evitiamo di scattare a caso, andiamo oltre i panorami, andiamo oltre i monumenti… cerchiamo di raccontare piccole/grandi storie per immagini.

Dato per scontato un concetto che mi è carissimo e cioè che ogni foto dovrebbe raccontare una storia, come possiamo migliorare i nostri reportage di viaggio – anche se poi per molti di noi altro non si tratta che foto scattate durante le vacanze.

ORGANIZZIAMO MICRO-PROGETTI
Diamoci dei temi da sviluppare, dei veri e propri progetti come ad esempio documentare il lavoro, o i mezzi di trasporto, o la religione.
Se il luogo poi lo consente, come ad esempio l’India, che conosco piuttosto bene, possiamo addentrarci in progetti più complessi come un viaggio in treno dalla prima alla settima classe, documentando tutto quello che appartiene a quel particolare mondo.

In questo modo, attraverso due o tre temi, avremo documentato con migliore dettaglio il paese che visitiamo, anche per chi il paese, magari, lo conoscerà solamente attraverso le nostre fotografie.

CERCHIAMO LA STORIA
Possiamo anche trovare un modo diverso di organizzare i nostri scatti, ad esempio inventando storie da raccontare, organizzate cronologicamente o a tappe, in modo da dare un senso preciso dello scorrere del tempo.
Quale storia scegliere di raccontare dipende solo da noi. II limite è il tempo fisico che possiamo dedicare agli scatti e alla nostra creatività.

Ad esempio una storia singolare potrebbe essere “Las Vegas oltre il gioco d’azzardo”, potrebbe essere un progetto originale e un modo singolare di documentare una città, andando oltre il clichè abusato del gioco d’azzardo.
Qualunque sia la storia che vogliamo raccontare, chiediamoci sempre se è originale, se può interessare e se davvero racconta il posto.
Spesso i posti che visitiamo sono noti a tutti e spesso lo sono attraverso sempre le medesime immagini, se non attraverso le medesime inquadrature. Possiamo provare a sviluppare le nostre storie per immagini cercando di superare il luogo comune – superare il luogo comune è un’azione che possiamo compiere partendo dalla scelta dei soggetti, dallo stile delle nostre fotografie, dalla tecnica e dal filo conduttore che decidiamo di adottare.

Secondo Jim Richardson, quotato fotografo del National Geographic, “le nostre fotografie devono riflettere qualcosa che abbiamo realmente vissuto” – non potrei trovarmi più d’accordo.
Facciamo tesoro di questa frase e proviamo a metterla in ogni scatto che portiamo a casa

Documentare un luogo con la fotografia

 

La fotografia, e in particolare quella di viaggio, contribuisce a documentare un particolare luogo.

UNICITA’
Qualunque sia il nostro stile fotografico e qualunque sia il nostro approccio, non dobbiamo dimenticarci che attraverso i nostri scatti possiamo concorrere a portare elementi di effettiva unicità in ciò che ritraiamo, senza per questo dover per forza essere i nuovi McCurry o Vitale.

RICERCA
Una solida ricerca preventiva costituisce la necessaria base per i nostri reportage di viaggi, affinchè anche il luogo più lontano culturalmente dal nostro modo di vivere non ci spiazzi irrimediabilmente.
La ricerca è fondamentale quanto trovarsi nel posto giusto al momento giusto – caratteristica principe di ogni buon fotografo di viaggio.
La ricerca permette di pianificare e anticipare, quasi sempre, gli eventi.

VA PRESTO, VATTENE TARDI
Molti fotografi hanno eletto questo adagio a loro manifesto professionale.
Spesso accade che gli eventi più interessanti di un dato luogo del pianeta siano comunque riportati sulle varie guide turistiche a disposizione di chiunque, questo particolare complica le cose e non poco… è infatti cosa sempre più comune ritrovarsi a condividere lo stesso evento con orde di turisti.-
Come uscirne? Recandoci sul luogo prima degli altri e restandoci più a lungo.
Dobbiamo cercare di arrivare prima della massa e, se possibile, dopo che la massa è ripartita, solo così potremo avere la garanzia di fotografare davvero quello che ci interessa.

SULLE VIE MENO BATTUTE
Le vie meno spesso offrono spunti fotografici molto interessanti e singolari, ma richiedono dedizione e fatica.
Abiutuiamoci a viaggiare con i mezzi di trasporto locali, a mischiarci con la gente del luogo e ad alloggiare fuori dai circuiti più turistici… sarà la nostra fotografia a guadagnarne.

COSTRUITE RELAZIONI
Non limitiamoci a fotografare, cerchiamo di costruire delle relazioni che vadano oltre il tempo necessario allo scatto.
In questo modo anche le nostre foto sapranno raccontare di più.

 

 

 

La lettura serale

Stavo rientrando in albergo dopo una lunga giornata passata a fotografare per le strade di Old Delhi.
Ormai sera e molto stanco, i negozi che si affacciano sulla strada stavano abbassando le saracinesche e le strade cominciavano a svuotarsi lentamente.

Ad un certo punto mi imbatto in un uomo, allungato sul suo  charpoi, intento a leggere, illuminato appena dalla luce fioca di una lampadina appesa al soffitto.

Poca luce e poco tempo.
Dovevo decidermi se provare o tirare dritto verso una meritata doccia calda.
Volevo rendere l’atmosfera intima di quel momento.
Macchina in manuale e lettura dell’esposizione spot sulla pagina del libro – uno dei pochi  particolari in luce della scena, la macchina così’  ha chiuso, lasciando intravvedere appena i dettagli della scena, ma contribuendo a rendere il tutto più interessante.

La fotografia di viaggio è anche questo: ragionare velocemente e mettere via la macchina solo una volta arrivati a letto.