Vai al contenuto

Posts contrassegnato dai tag ‘walter meregalli fotografia’

Aggiungiamo un po’ di movimento usando il flash

Mosso2

Può sembrare un controsenso, dal momento che tutti vi avranno di certo detto che “il flash si usa per congelare l’azione”, ed è così, ma se usato con una particolare tecnica, allora il gioco è fatto.

Non è difficile e funziona meravigliosamente anche in situazioni di scarsa illuminazione.

Il trucco è semplice, molto semplice, quasi banale: un tempo di posa lungo, quello che gli anglofoni  in gergo chiamano dragging the shutter, letteralmente ‘trascinare l’otturatore’, che poi in effetti è quello che facciamo, costringiamo l’otturatore a stare aperto più del necessario per il solo colpo di flash (che si esaurisce mediamente attorno ad 1/1500 di secondo).

Cosa succede nel resto del tempo che l’otturatore resta aperto? Semplice, che la macchina registra la scena e che, inevitabilmente la scena risulterà mossa.

Cerchiamo di capire dunque come sfruttare il flash per creare la sensazione di movimento.

Montate il vostro flash sulla slitta, ma fate in modo di non puntare la luce direttamente sul soggetto, molto meglio se lo puntate in  alto, attivando il cartoncino bianco che serve a far rimbalzare il colpo di flash.

La modalità più semplice da scegliere è naturalmente la priorità di tempo – ma funziona benissimo anche in manuale o in priorità di diaframma. La cosa importante è che scegliate un tempo sufficientemente lungo, ad esempio 1/15″.
La macchina calcolerà la corretta esposizione, indicando un diaframma e il gioco è fatto.

Un secondo dettaglio fondamentale per ottenere la sensazione di movimento è quello di impostare il flash in modo che scatti sulla  seconda tendina, cioè a fine esposizione.
Quando il flash parte, congela l’azione – questo è fondamentale da ricordare. L’effetto movimento è di gran lunga più credibile e più gradevole se il flash scatta a chiusura dell’esposizione.
Vediamo cosa accade, in pratica: click, la macchina comincia a registrare la scena, strisciando i soggetti in movimento, poi arriva il flash che fissa il tutto. Nello scatto si avrà dunque la sensazione di una scia temporale lasciata dal movimento.
Più il movimento dei soggetti è lineare (pensiamo ad un uomo che corre o ad una macchina) e meno credibile risulterebbe lo scatto con il flash impostato sulla prima tendina – otterremmo una sorta di moviola e non una scia temporale.
Provare per credere (e capire).

Fidatevi: flash sulla seconda tendina, priorità di tempi, tempo lento e… click.

Nella foto d’apertura, scattata durante il matrimonio di due amici, ho pensato di aggiungere un po’ di azione al momento del ballo degli sposi. L’atmosfera attorno era gioiosa, gli ospiti ballavano e cantavano e volevo recuperare un po’ di quella sensazione nello scatto. Fatto! Un colpo di flash e un tempo lento per strisciare, proprio mentre i due sposi si baciavano.

Il segreto sta nel seguire con la macchina fotografica il movimento del soggetto – badando però a non muoversi troppo, altrimenti prevarrà lo sfocato.

Qui sotto un secondo momento dello stesso matrimonio, dove la sposa si è lanciata in una  pizzica indiavolata.

Mosso1

 

Come spesso capita nella fotografia, non esiste una regola precisa, se vi state chiedendo quale sia il tempo ideale, rilassatevi; non c’è. Ogni situazione è diversa e merita che facciate qualche tentativo, Solitamente tra 1/15″ e 1/4″ il giochetto riesce sempre, ma molto dipenda da quanto veloce si muove il soggetto, se ci viene incontro, se ci sfreccia davanti più o meno perpendicolare all’obiettivo, se siamo fermi o ci muoviamo (un po’ di movimento di macchina aggiunge mosso).
E molto, moltissimo, dipende dal risultato che stiamo cercando, per cui… provare, provare, provare.

 

10 trucchi per ritratti migliori

_TUC7486

Andrea, architetto, ritratto in cantiere. Ambiente e dettagli (cassetto e mappa arrotolata) sostengono la storia in modo chiaro, ma non invadente: il soggetto resta il focus del ritratto.

Oh no! L’ennesimo decalogo che promette miracoli! Oh no-o-o-o!

Chiedo perdono, ci sono cascato a piedi dritti, ma ieri, alla ricerca dell’ispirazione su cosa pubblicare, mi sono ritrovato seduto sul divano a riflettere su che tipo di fotografia mi piace di più e mi sono risposto: il ritratto, non c’è dubbio.
Poi mi sono domandato perché e la risposta, la prima risposta che mi sono dato è stata: perché in ogni scatto si nasconde una storia, la storia della persona che ritraggo.
E allora ho provato a pensare a quello che faccio – quasi – ogni volta che ho la possibilità di scattare un ritratto e ho scoperto che è poi quello che fanno anche molti altri fotografi – anche molto, molto più dotati e quotati di me.
E allora… forse quella piccola routine può essere facilmente tradotta in un decalogo di piccoli espedienti pratici – non garantisco che vi faranno scattare ritratti migliori, ma sono convinto che potrebbero davvero farlo.

Ed ennesimo decalogo sia!

  1. SIATE CURIOSI
    Fate domande. Se vi è possibile, incontrate il vostro soggetto con un po’ di anticipo – il massimo è bersi una cosa assieme, anche un semplice espresso. Usate quel tempo (d’oro) per conoscere chi state per scattare.
    Fate domande, ma non trasformatele in un terzo grado.
    Siate genuinamente curiosi. Se non vi viene, se non lo siete, se non lo sentite… lasciate perdere.
    Se invece siete curiosi, chiedete, chiedete, chiedete… le risposte del vostro soggetto potrebbero innescare la vostra  creatività, togliervi d’impiccio in situazioni di eventuale difficoltà, darvi punti di vista o linguaggi alternativi.
    Cercate di comprendere il punto di vista del vostro soggetto. Non sempre ci riuscirete, sforzatevi di farlo. Può sembrare uno sforzo inutile ai fini della fotografia, ma – inspiegabilmente – non lo è. Empatia è la parola chiave.
  2. METTETE A SUO AGIO IL VOSTRO SOGGETTO
    È il segreto di Pulcinella, ma anche l’obiettivo più difficile da raggiungere.
    Chi non è abituato a farsi fotografare, è nervoso, ansioso, non vede l’ora di finire, vive ogni click come una scudisciata.
    Il vostro compito primo è provare a stemperare la tensione.
    Sdrammatizzate, usate l’autoironia, usate la simpatia, usate la rapidità… qualunque trucco, ma mettete a suo agio (per quanto possibile) il vostro soggetto.
  3. NON ABBIATE PAURA DI DIRIGERE.
    Dite al vostro soggetto cosa volete che faccia, credetemi, non aspetta altro.
    Fatelo con gentilezza, ma fatelo con chiarezza. Siate pazienti. Usate indicazioni semplici, elementari e aspettatevi che non vengano interpretate correttamente.
    Non dite solamente “gira la testa”, guardando in macchina, piuttosto mostrate quello che intendete e sottolineatelo con le parole.
    Cercate di ricordarvi che per il vostro soggetto tutto è ribaltato – la vostra destra è la sua sinistra. Potrebbe essere più efficace usare riferimenti ambientali del tipo “gira la testa verso la porta” o “appoggiati al tavolo”, che non “gira la testa a destra” e basta.
    Non aspettatevi che il soggetto si metta esattamente nella posa che avete in mente, siate gentili e pazienti e guidatelo passo passo. Dopo i primi minuti, tutto comincerà a scorrere. Mai spazientirsi o sbuffare.
  4. FATE USCIRE LE EMOZIONI E SIATE PRONTI A CATTURARLE
    Questo forse avrei dovuto metterlo in testa, ma mi è venuto ora, per ciò…
    Quando scatto un ritratto, non smetto mai di chiacchierare con il mio soggetto. Riprendo quello che ci siamo raccontati prima. Chiacchiero anche durante le pause. In modo casuale, di tutto, anche di argomenti che potrebbero essere scomodi, ma spesso sono proprio questi che fanno emergere le emozioni.
    Cercate le emozioni e fatevi trovare pronti quando emergeranno, o sarà tutto lavoro sprecato.

    L'officina racconta il mondo di Damiano, preparatore Triumph Motorcycles

    L’officina racconta il mondo di Damiano, preparatore Triumph Motorcycles

  5. USATE L’AMBIENTE
    L’ambiente parla e racconta la storia del vostro soggetto. Usatelo, imparate a dosarlo, non fatelo parlare sopra il vostro soggetto, fate in modo che l’ambiente completi le informazioni sul vostro soggetto. Immaginate un ritratto ambientato come una di quelle vignette con i pallini da congiungere, l’ambiente ha la forza di sostenere la storia del vostro soggetto, di enfatizzarla, di sottolinearla, di completarla. Non datelo per scontato.
    Di solito, prima di iniziare a scattare, mi faccio mostrare dal soggetto angoli che ama, mi faccio raccontare il motivo, li osservo e li immagino in macchina. Poi scatto.
    Un soggetto ritratto in un ambiente familiare si rilassa e sente meno l’ansia – naturale – di essere fotografato.
  6. CERCATE ALTERNATIVE
    Anche se siete certi di avere lo scatto che cercavate, pensate ad un’inquadratura alternativa o ad una scena diversa.
    Non ve ne pentirete.

    Scatto principale e scatto alternativo

    Scatto principale e scatto alternativo

  7. PENSATE AL MOVIMENTO
    Ritratto fa pensare a posa. Qualche volta il movimento può aggiungere quel quid che rende lo scatto memorabile.
    Un semplice gesto della mano, un sorriso, un passo… qualsiasi cosa.

    _BAL0156

    Le zanzare e un sorriso colto al volo hanno dato una mano a creare un ritratto dal grande impatto

  8. FATE QUALCHE PAUSA
    Chi non è abituato a farsi fotografare soffre terribilmente la macchina fotografica e questa sofferenza genera ansia e stanchezza. Fate pause, durante le quali cercherete di stabilire una relazione ancora più forte.
    Evitate di fermarvi se sentite che il soggetto ha finalmente trovato il giusto feeling, ma non approfittatevene.
    Non torturate i vostri soggetti con shooting oltre modo lunghi.
  9. STABILITE UNA RELAZIONE SINCERA (e forte)
    Non credo servano spiegazioni. Che dite!?
  10. NON DIMENTICATE CHE LA FOTOGRAFIA È UN’ARTE
    La creatività è ammessa!

Questi 10 punti riassumono più o meno quello che faccio io.
Sono piccole manie pratiche, con me funzionano, magari funzionano anche con voi.
Ogni soggetto ha la sua personalità, questo non va dimenticato, per ciò non è detto che quello che ha funzionato con uno, debba per forza funzionare sempre.
Siate flessibili, siate attenti.
Se state scattando un orso, non insistete perché si lanci in una conversazione fiume, ma non fermatevi al primo tentativo.
Ognuno ha la sua tecnica – io gioco molto con le parole, con l’autoironia e con le battute. Trovate la vostra e in bocca al lupo.

Ritratti con il grandangolo

Un ritratto ambientato impiegando una focale corta: tanto ambiente e sensazione di essere dentro la scena.

Un ritratto ambientato impiegando una focale corta: tanto ambiente e sensazione di essere dentro la scena.

Certo, qualcuno storcerà il naso e attaccherà la solita tiritela “ma per i ritratti si usa un 80 mm!”… tutto vero, non sto vaneggiando, semplicemente vi dò un consiglio per provare qualcosa di alternativo in termini di composizione.

Perché un grandangolo
L’ampio angolo di ripresa offerto da un grandangolo consente di abbracciare ampie inquadrature e questo può generare ritratti ambientati con una certa personalità.
Per contro, saremo costretti ad avvicinarci molto ai nostri soggetti e questo, soprattutto per i più timidi di noi, non è certo un bene.

Attenzione alle distorsioni!
Se scegliamo di ritrarre un soggetto con il grandangolo, dobbiamo soprattutto pensare in termini di ritratto ambientato. Gli obiettivi con focale piccola non sono certo i migliori obiettivi per rendere i tratti somatici dei nostri soggetti, ma diventano strumenti interessanti per proporre il soggetto nel suo contesto. Cerchiamo però di tenere sempre sotto controllo le distorsioni tipiche dei grandangoli, nasoni e testone non sono mai punti a favore di un ritratto. Cerchiamo di tenere la macchina il più allineata all’orizzonte, evitiamo inquadrature alto/basso o basso/alto per limitare le distorsioni.
Un trucco per limitare le distorsioni delle linee verticali è quelllo di attivare la griglia del mirino ed ancorare la composizione dello scatto ad essa.
Al contario, potrebbe essere interessante dal punto di vista del linguaggio fotografico, esaltare le distorsioni prodotte dall’obiettivo. In questo caso, non siate pavidi, fatelo con giudizio, ma fate capire che non siete incappati in un errore tecnico, ma che state usando una certa creatività nell’inquadrare.Più vicini al soggetto, più intenso lo scatto
Lasciamo la timidezza a casa e scattiamo a distanza ravvicinata, questo ci aiuterà a produrre scatti con maggio pathos, lo spettatore si sentirà tirato dentro la scena, e, una volta affinata la tecnica, le nostre foto risulteranno più intense.Tutto a fuoco!
Se pensate ad un ritratto con un primo piano che si staglia su un bokeh perfetto… i grandangoli non sono il vostro pane!
Gli obiettivi grandangolari offrono una profondità di campo molto ampia, questo consente di mantenere sia primo piano, sia sfondo perfettamente a fuoco, ricordiamocelo e cerchiamo di sfruttare la cosa.
Scegliamo sempre sfondi interessant e che sappiano aggiungere significato al soggetto ritratto. Siccome lo sfondo risulterà quasi sempre a fuoco – esattamente come il soggetto in primo piano, facciamo in modo che lo sfondo non mangi il soggetto ritratto.
Molti fotografi da strada montano piccole focali per non dover metter a fuoco e per scattare alla cieca.

Per concludere: impiegare un grandangolo per fare ritratti può essere un modo per ampliare la nostra tecnica fotografica e per differenziare i nostri scatti.

SOS Nepal. Aiutatemi ad aiutare

budhanath8

E’ un altro appello che rivolgo a voi amici del blog.

Il Nepal, paese che amo e che conosco molto bene, è stato colpito da un’immane catastrofe, un terromoto che ha fatto oltre 5 mila vittime ed il cui numero rischia di raddoppiare, se penso alle condizioni del paese in una situazione normale (figuriamoci in un’emergenza di queste proporzioni).

Ho pensato di fare qualcosa, qualcosa di piccolo, è chiaro, ma “piccolo” è meglio di niente.

Qualche anno fa ho scattato la foto che vedete in apertura. E’ un dettaglio degli stupa di Boudanath, a Kathmandu.
Ho pensato di dar vita ad un’edizione straordinaria “fuori serie” destinata alla raccolta fondi.

La stampa, 26×18, certificata, numerata e firmata, è venduta a 50 euro, 20 dei quali verranno devoluti al conto corrente postale di Banca Prossima, dedicato aalla raccolta fondi per la popolazione nepalese.
Il prezzo comprende le spese di spedizione – io non guadagno nulla, sia ben chiaro questo, il resto dei 50 euro serve per la produzione e la spedizione.
Se qualcuno è interessato, per 10 euro in più, includo anche la cornice.

Non so quanto potrà fare, ma sono convinto che tutto serva in questi casi.

Aiutatemi ad aiutare.
Qui trovate il link che vi porta direttamente al mio store on-line. Per noi si tratta di una cena di meno, per i nepalesi può essere la differenza tra vivere e morire. Grazie

Walter Meregalli

Clicca qui